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LUXADE
( 2006. Immaginifica Records QQ 1003 )
Programma I
PORTA DEL CIELO DOPPIA IMMAGINE UN SENSO ALL'IMPOSSIBILE i. teatro di follia ii. il ricordo ORPHEUS NUOVA LUCE i.passato ii. sogno iii. presente iv. realtà
Programma II
ENCICLICA 1168 scena I: preludio ( gennaio 17 ) scena II: caduta / visione scena III: delitto scena IV: coscienza scena V: canto pagano / metamorfosi scena VI: dopo la pioggia scena VII: sterminio scena VIII: lumen in coelo
scena IX: postludio ( “così in alto è come in basso” )
SCHEMA ( v.s.d. )
porta del cielo doppia immagine
vivo dentro una realtà
al buio delle tenebre non posso esistere così ti cerco, non mi fermerò oggi come ieri abbiamo perso oggi come ieri è già tardi mi perdo dentro troppi specchi confondo la mia immagine padre fammi partire nulla poi mi fermerà vivo tra i miraggi del mio sogno passi che non voglio mai più fare consumo la mia vita in ogni istante fuoco sul vulcano che guidi il cammino io resto sospeso qui verso te fermo in una strada che va verso il sole io ti sto cercando ma tu non lo sai grande luce sopra il mare guida il passo verso te cerco l' alba nel mio cuore cammino sopra una fune... nel risveglio sento ancora il ricordo della libertà mi incatena nella polvere sto impazzendo per andare via vivo tra i miraggi del mio sogno passi che non voglio mai più fare consumo la mia vita in ogni istante un senso all'impossibile i. teatro di follia quando il vento soffierà più a nord verso aurore bianche e pallide questa terra lenta svanirà in un miraggio come atlantide ho abbracciato la paura di morire ho perdonato chi mi ha dato dolore fra mille anime perdute nel gelo ho esteso il mio dominio regnando da solo l'orizzonte spezzò il limite del mio mondo chiuso e immobile in un viaggio teatro di follia davo un senso all'impossibile ii. il ricordo dimenticando la gioia del puro essere tra sante passioni e vani sogni di gloria vuoti confini spinsero il mio desiderio a oltrepassare le nubi che mi accecavano il cuore come se il volo fosse l’ebrezza più facile rincorsi pianeti e vaghe versioni di dio ma tutto questo ora si perde nel vento e questa anima è stanca per cominciare da zero per respirare di nuovo… per bruciare di nuovo… per volare di nuovo… orpheus guardo il volto e non lo trovo più ho scelto di andare al di là per quella speranza che c'è guardo il vuoto e non ritrovo più il tuo viso è perso oramai e non c'è speranza più in me la tua voce non la sento più e sento l'abisso che è qua, e voglio portarti con me io non cercherò la mia realtà se stai sparendo dietro me io non cerco più la verità se stai affondando senza me dentro l'aria non respirerò ti cerco nelle profondità, ti sento cantare con me la tua mano poi io stringerò è nella speranza che è mia, poi ti porterò insieme a me ma il guardiano poi ci ingannerà mi volterò e tu sparirai, e poi non sarai più con me ti ho perduto nella mia realtà che sta scavando dentro me mi incateno nella mia pazzia che è persa per l'eternità ora non sogno più ho scelto di andare al di là, migliaia di errori con me ora non cerco più ho perso le mie verità e devo restare così io non cerco più la mia realtà che sta sparendo dentro me io non cerco più la verità se stai affondando qui con me nuova luce si tinge d’oro laggiu, nel ritorno mi perderò laggiù dove sogno realtà diferente là, persa per sempre svanita nel buio questa nuova luce consumata svanirà altri colori realta differente si sfalserà disassata per sempre non è detto sia migliore lontana una nave… enciclica 1168 scena I: preludio ( gennaio 17 ) ad ovest giù verso la collina stempera di luce ciò che l'umano sguardo non teme riversa tra i fiori il suo esile manto dipinge di cielo la valle rocce incatenate al suolo risuonano armoniche note divergono in due vie. rampicanti di edera tra i mattoni secolari di un monastero vivono con occhi inquieti traguardi incerti nelle mani di dio intrecciato al labirinto giace sommesso il borgo antica arena di anime mai dome nel gioco infinito di amore e morte incuranti della mano divina trascinano l'ebrezza creando fitte barriere tra ciò che nominano terreno e il rapido movimento del pensiero scena II: caduta/visione nella caduta la terra si fa più vicina sempre più le forme si distinguono sempre più le forme si distorcono nel centro del fuoco pregava silenzioso un frate fonte di angeliche riverenze mai domate il rapido intento cambiò la preghiera in parola e il dolore sgorgò dalla bocca del povero ma non fu il sangue ma il riflesso di memoria passata e riversò il capo bestemmiando di frecce infuocate e la forza della fede sovrastava i suoni sovrastava i suoni fu una croce di luce a guardarlo dal cielo e sfinì la sua ombra dal riposo scena III: delitto eccolo alzare il capo protendere la mano benevola verso l'uomo cercando di carpire ciò che è ormai proteso verso un nuovo rifugio avanza fino a ricoprire tutto il campo e lo abbandona scena IV: coscienza frate: "trovai in quel momento discesa in me la forza dello spirito i desideri di remissione esauriti nell'attesa chinato il capo in preghiera trovai ora quello che cercavo tra le mani la possente spada dell'ingegno mi ferì" scena V: canto pagano/metamorfosi seguitava così la pioggia lavava le membra contraffatte I figli della madre terra stupiti accorrevano mentre rapidi i passi non lasciavano più traccia mentre rapidi i passi non lasciavano più traccia ammutoliti lo scrutavano senza sorpresa e a poco a poco l'alba ricoprì il corpo votato alla giustizia divina votato alla giustizia divina scena VI: dopo la pioggia ora le gocce cadono solo dai rami bagnati dissetata la terra veste a festa, negli specchi del sole come bestie impazzite senza forma nè fretta, senza volto la folla ecco guarda più in alto nel tremendo fragore, di indistinte fattezze una gigantesca vespa con ali d'angelo copre tutto il cielo di un ronzìo maestoso scena VII: sterminio l'umana bestia uomo-angelo-insetto volava ora alta tra le nubi cacciava non più con la sola arma del verbo portandosi appresso tristi sciagure la verità nelle mani di dio guidava sciami impazziti nel rogo del mondo scena VIII: lumen in coelo solo quando un coraggioso cercò ancora tra le sacre parole un senso al voluto misfatto trovò solamente immensi volumi di candide pagine andò così alla finestra e guardò e vide rosso di sangue il cielo e vide sporche le sue mani aprì un libro e scrisse queste parole "chi, in nome di dio, trasformi in tutto l'uno osservi se stesso volare in alto, forma maestosa di tutto l'universo ma non di lui il riflesso" scena IX: postludio ( “così in alto è come in basso” ) una lama di luce fu ciò che bastava per disfare la cera del suo volo ( MDCXVIII ) schema ( v.s.d. ) |
alessandro corvaglia:
musiche ed arrangiamenti: maschera di cera
produzione artistica: franz di cioccio produzione esecutiva: franz di cioccio / immaginifica edizioni: aereostella coordinatore: fabio zuffanti effetti speciali: buc ur meccanico del suono: robbo vigo sala di registrazione: zerodieci, genova feeling in sala: mario d'alberto, cralo cranevali,
simona angioloni, boris valle, gilles arendt, piero romainville
copertina: angelus design fotografo: robbo vigo management: iaia de capitani / D&D concerti, milano media effects: alberto tagliati / ofupac
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